domenica 6 marzo 2011

Lavorare come programmatore in Francia

Trasferirsi all’estero é per certi versi come tornare bambini, ogni cosa è nuova e va imparata, compresa e capita. (Andrea Di Muzio)


Andrea Di Muzio parti’ anni fa con la compagna dall’Italia per andare a cercare fortuna altrove. Ora vive ad Antimbes e lavora nella vicina Sophia Antipolis, in Francia. Il vostro Informatico Migratore lo ha intervistato per voi.

Da quanto tempo vivi li’?

Ormai sono più di 10 anni. Il primo anno é stato molto duro, principalmente a causa della lingua. Trasferirsi in Francia senza parlare una parola di francese è un’esperienza che non consiglio a nessuno. Il fatto di non parlare la lingua mi ha messo spesso e volentieri in difficoltà anche nelle cose più banali quali comprare il pane o trovare un appartamento in affitto.


Come sei arrivato a Sophia Antipolis?

Per puro caso, ho trovato un annuncio di lavoro di un'azienda appena nata e mi sono lanciato. Quando ho scelto di partire mi sono sentito bene, come se fosse la scelta più logica, e pieno di voglia di scoprire cose nuove. Ora mi occupo di soluzioni di content distribution su WAN come software project manager.


Come mai hai scelto di studiare informatica?

Un Texas Instrument T994A. Scoprire che era possibile mettere in ordine dei pensieri per dargli una forma e farli lavorare insieme per raggiungere uno scopo. Costruire qualcosa dal niente usando come strumento solo la propria mente.


Quali sono state la ragioni che ti hanno spinto a vivere all'estero?

La voglia di avventura per prima cosa, seguito dalla voglia di mettermi alla prova, il fascino di scoprire posti diversi, culture diverse.


Come mai proprio la Francia?

Non ho scelto il paese ma il lavoro, quindi non è stata una scelta cosciente. I pro sono la società, lo stato sociale, l'idea che l'uomo è comunque al centro della vita. I contro l'eccessivo patriottismo e l'eccessiva esaltazione di tutto quello che é francese.


Come descriveresti il settore IT francese con quello italiano?

Il giorno e la notte. A partire dagli stipendi per arrivare ai contratti. Anche se la mia esperienza lavorativa in Italia è stata molto limitata, di sicuro c’è una grossa differenza sulle condizioni economiche offerte al personale IT, sia a livello di condizioni contrattuali che di stipendio. Diciamo che in Francia una persona che sceglie di lavorare nel settore IT può decidere di non avere un contratto a tempo indeterminato perché a lui conviene cosi. Ma non sarà mai l'azienda a proporlo. Un contratto a tempo indeterminato è la regola. E uno stipendio più che decente, di quelli che può mantenere un'intera famiglia.


Torneresti mai in Italia?

Si forse raggiunta la pensione. Decisamente non è nella mia lista di cose da fare nel futuro prossimo.


Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe compiere la tua stessa scelta‭? ‬

Trasferirsi all’estero é per certi versi come tornare bambini, ogni cosa è nuova e va imparata, compresa e capita. La caratteristica principale é l’entusiasmo e la voglia di imparare sempre in ogni momento. Serve anche tanto senso di adattamento, per quanto vi possiate sentire integrati e ben accetti, sarete sempre ospiti in casa altrui: da buoni ospiti dovete sempre accettare e rispettare le regole del padrone di casa.


Grazie Andrea.


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