lunedì 5 settembre 2011

I viaggi di un informatico migratore Libanese.

Mi chiamo Bilal Kdouh, sono nato a Beirut (Libano) nel 1979, nel lontano 1999 ho deciso di partire all’estero e precisamente a Bari per studiare Informatica.
Nel 2003 mi sono Laureato in Informatica e Comunicazione Digitale e poi mi sono trasferito a Milano per frequentare qualche corso di formazione a scopo di specializzazione nel settore IT, visto che all’università la formazione è abbastanza generale e il titolo di studio non ti da nessuna qualifica specializzata di cui il mercato è abbastanza esigente. Poi il destino mi ha riportato di nuovo a Bari e precisamente Molfetta per iniziare da li la mia carriera professionale. Visto che la società che mi ha ingaggiato si occupa di consulenza informatica, nel 2005 ho dovuto trasferirmi di nuovo a Milano per lavorare su qualche progetto.

Quali sono state la ragioni che ti hanno spinto a vivere all'estero?

Le ragioni sono tante. Da quando ero bambino avevo un sogno, ovvero quello di vivere all’estero provando vari paesi ed imparando lingue e culture diverse.
Poi a questo mio desiderio si sono aggiunte alcune cose della vita che ti spingono di più a prendere certe decisioni. Nel mio caso il fatto di aver vissuto i miei primi 11 anni di vita durante la guerra civile Libanese. Ad esempio mentre frequentavo la scuola primaria una volta e' capitato di doverla abbandonare di corsa perché era iniziata una grande battaglia militare tra due partiti. Uno di questi partiti addirittura un giorno prese possesso del mio istituto come base militare, tanto da dover abbandonare la nostra scuola a meta' dell'anno scolastico. A volte invece si avevano problemi anche per semplici spostamenti, magari per andare a scuola o ritornare a casa, altre volte venivano meno le cose più semplici come andare a giocare con gli altri bambini davanti casa.
In tutto questo poi si deve aggiungere il fatto che io provengo da una cultura Araba dove la mia famiglia è molto attaccata alle tradizioni.

Questo che cosa comportava?

Comportava che ogni volta che volevo prendere una qualunque decisione, la mia famiglia si poteva permettere liberamente di dire, guidare e giudicare le mie scelte di vita. Ma io volevo essere libero di decidere ed affrontare la mia vita da solo. Volevo crescere dal punto di vista personale e caratteriale e, con l'arrivo dell’adolescenza, dentro di me ha iniziato a maturare la voglia di uscire con tutti i mezzi da quel mondo, ed ho realizzato che l’unico modo per farlo era partire vivendo per conto mio.

E perché proprio l'Italia?

Detto sinceramente, la grande passione che ho per il calcio mi ha spinto a scegliere l’Italia come destinazione prioritaria.

A questo punto arrivi in Italia. Perché hai scelto di studiare informatica?

Tengo a precisare che l’Informatica non è mai stata la mia passione, volevo scegliere qualche corso di Laurea che mi permettesse di trovare più facilmente un lavoro e alla fine la scelta è caduta sull’Informatica. Prima di questo ho frequentato per un anno la facoltà di Giurisprudenza in Libano e subito dopo ho avuto la tentazione di studiare Farmacia in Italia. I primi anni all’Università ero un po’ confuso su cosa scegliere e cercavo consigli da persone esperte per capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel scegliere un corso rispetto ad un altro.
La mia decisione di studiare Informatica era legata fondamentalmente al fatto che nel periodo in cui mi sono iscritto all’Università in Italia quella disciplina era considerata la disciplina del futuro, cioè si prevedeva che il settore Informatico avrebbe offerto più opportunità di lavoro, e dove quel settore era considerato abbastanza internazionale e quindi studiare qualcosa che permettesse senza troppi vincoli di esercitare lo stesso mestiere in tanti paesi in giro per il mondo in previsione che un giorno avrei potuto decidere di tornare a casa mia in Libano.

Una volta laureato, cosa succede?

Studiando Informatica, due campi mi hanno attratto di più: Reti di Calcolatori e Basi di Dati, perciò una volta completata la Laurea ho deciso di andare a Milano per specializzarmi nel campo delle Reti e alla fine sono riuscito a Specializzarmi sulle reti CISCO certificandomi CCNA, ma purtroppo non ho avuto nessuna possibilità di fare esperienza e lavorare nel campo delle reti, e la prima società che mi ha ingaggiato mi ha proposto di formarmi come DBA Oracle, alle fine ho accettato e tramite loro ho fatto la mia prima esperienza interessante presso Fastweb a Milano passando tramite Oracle Italia e quella esperienza è durata circa 2 anni.
Quando ho deciso di cambiare vita verso il Canada avevo pure deciso di cambiare settore Informatico perché l’impegno extra orario ordinario che richiedeva il lavoro come DBA o Sistemista non mi andava di proseguirlo nei prossimi anni e parlo precisamente della necessità del lavoro notturno e nel week end e alla fine ho deciso di cambiare e alla prima occasione ho frequentato un master privato serale a Milano sulla Business Intelligence SAP e attualmente mi occupo di questo settore cioè SAP Business Intelligence Data Warehouse con SAP Business Objects.


Come sei arrivato in Canada?

Nel 2007 ho deciso di cambiare tutto e iniziare una nuova esperienza sia dal punto di vista personale, sia dal punto di vista professionale. Ho deciso quindi di emigrare in Canada (Montreal), la mia prima esperienza Canadese è durata quasi un anno, poi una società Franco-Canadese mi ha chiesto se ero interessato di partire per qualche progetto a Parigi, visto il mio spirito avventuroso, la mia grande voglia di perfezionare le mie capacità linguistiche, imparare e conoscere nuove culture vivendo sul posto e aggiungendo che Parigi mi ha sempre affascinato ogni volta che l’ho visitata non potevo rifiutare di vivere quella esperienza.

Raccontaci come e' andata in Canada?

Il Canada è un posto ideale per costruire una famiglia. Praticamente il sistema fiscale Canadese è fatto in modo per incentivare le persone a sposarsi e fare più figli. La qualità della vita è abbastanza alta, è un paese basato sulla cultura dell’immigrazione e dove veramente non ti senti straniero poi qualsiasi lavoro che fai hai la possibilità di affittare un appartamento per proprio conto. Inoltro la cosa che mi ha colpito di più in Canada è il rispetto per la dignità lavorativa e l’onestà dei datori di lavoro.

Potresti dirci di più?

Racconto una piccola storia che si e' poi ripetuta più volte: appena sono arrivato in Canada ho iniziato a sondare il mercato per capire più o meno quanto avrei potuto chiedere come stipendio per la mia qualifica e più o meno mi ero fatto una idea. Quando sono andato a fare il mio primo colloquio mi chiesero quali fossero le mie aspettative salariali. Io gli dissi sinceramente che, essendo appenda arrivato in Canada e non avendo molto esperienza nel settore IT Canadese e, se lui mi avesse potuto indicare una cifra, mi avrebbe potuto aiutare a capire quel tipo di mercato. A quel punto lui mi chiese quanti anni di esperienza avessi e poi mi rispose che per quegli anni mi avrebbero dato TOT all’anno. Rimasi sorpreso perché, senza aver provato a sfruttarmi visto che ero nuovo, oppure cercando di abbassare il più possibile come succede al 99% dei casi in Italia, mi aveva risposto nel modo sperato.
Dopo una settimana andai a fare un altro colloquio e alla stessa domanda rispondo la cifra suggerita nel primo colloquio e che, obbiettivamente, mi andava molto bene per iniziare in Canada. Invece la ragazza mi rispose: "no guarda per la tua qualifica e il tipo di lavoro sono un po’ pochi, se andrà in porto questo progetto noi ti pagheremo TOT!", ovvero 5000$ in più all’anno di quanto richiesto.
E cosi è stato!
Una volta terminato quel progetto, tempo una settimana ho subito pronto un nuovo colloquio da sostenere, e alla mitica domanda chiedo di più di quello che mi avevano pagato nell'ultimo progetto. La risposta fu: "no guarda, non è bello fare un lavoro e lavorare con dei colleghi che guadagnano più di te! ...Se questa cosa va in porto, noi ti paghiamo TOT", e questa volta erano 10$ in più all’ora di quanto guadagnavo una settimana prima.
Questi sono solo degli esempi per farvi capire quanto in Canada viene rispettato il valore del lavoro e delle qualifiche.

Cos'altro ti ha colpito del Canada?

Un’altra cosa che mi ha colpito del Canada e' che per legge la paga è ogni 2 settimane, si lavora tra le sette e le sette ore e mezza, e nel curriculum non si menziona mai né la data di nascita, né il luogo di nascita, né tanto meno le origini. E' vietato per legge che nel colloquio ti possano fare domande personali, perché in quel caso scatta la denuncia. Ho conosciuto qualcuno che è stato richiamato dall’ufficio del lavoro per aver chiesto l’età ad una candidata, ovviamente quel qualcuno non era Canadese, bensì Francese.
Per aprire un conto corrente in Canada si impiegano 20 minuti, esci dalla filiale con il bancomat in mano col PIN e il libretto degli assegni.
Un’altra cosa importante del mondo lavorativo in Canada è che per qualsiasi contratto è riconosciuto il TFR e la disoccupazione, mi sembra di ricordare che fosse sufficiente aver lavorato per più o meno quattro mesi nell'arco di quell'anno, avendo cosi' diritto al sussidio di disoccupazione per altri 10 mesi.

Esistono degli aspetti negativi nel vivere in Canada?

La lontananza dal paese paese di origine. Nel mio caso il sentire l’esigenza di tornare ogni tanto a casa per trovare la famiglia. Il freddo rigido del lungo inverno, secondo me non ci sono quattro stagioni in Canada, bensì due e mezzo, di cui l’inverno e' di cinque o sei mesi all’anno con temperature che variano tra i -20 e -30 gradi centigradi.
Un altro problema che ho dovuto superare, e sembrerà strano, è stato il dialetto Francese che si parla nella regione del Quebec, praticamente le persone del posto parlano solo in dialetto e di più ho scoperto che ci tengono molto ad assumere persone perfettamente bilingue Inglese/Francese e questo non me lo aspettavo.
Sapevo che Montreal era una città multiculturale ma mi sarei aspettato più che nel Quebec ci tenessero alla cultura francofone, mentre ho scoperto che ci sono tante comunità straniere e alcune zone dove la cultura Anglosassone ha più prevalenza e in questo caso ho dovuto impegnarmi di più per perfezionare due lingue straniere allo stesso tempo.

Invece per quanto riguarda lavorare in Canada?

Un altro ancora riguarda il mondo del lavoro: in Canada tengono molto alla prima esperienza Nord Americana e per questo tutti gli immigrati si trovano in difficoltà nel cercare il primo lavoro qualificato e dove tante lauree conseguite all’estero non vengono riconosciute in Canada, e in questo caso bisogna fare dei corsi complementari per l’equivalenza del titolo di studio, per fortuna nel mio caso non c’era questo ostacolo visto che la mia Laurea in Informatica era stata convalidata, ma mancava comunque una esperienza Nord Americana.
Ed infine se sei single e residente nella regione del Quebec e guadagni uno stipendio medio/alto, ti detrarranno il 47% di tasse dal tuo stipendio perché i residenti di tale regione pagano doppie tasse (tasse federali e tasse regionali).

Raccontaci cosa e' successo invece a Parigi?

La mia esperienza Parigina è durata precisamente 9 mesi, doveva durare 3 anni ma purtroppo i problemi burocratici relativi alla necessità di un permesso di lavoro in Francia che alla fine andava in qualche conflitto burocratico con il mio permesso di soggiorno Italiano, mi ha complicato molto la situazione e ho dovuto lasciare il mio lavoro prima della scadenza del contratto e ho deciso di tornare in Italia nel Settembre del 2008.

Che tipo di problemi hai dovuto affrontare in Francia?

In Francia non ho avuto problemi per quel che riguarda le vicende lavorative perché ero assunto in Canada e mandato in trasferta a Parigi. Ma il problema principale li e' stato la ricerca della casa, di tutte le mie esperienze avute tra Italia e Canada, scoprivo che Parigi come il posto più difficile per me dove affittare un appartamento. Una odissea dove rigidamente richiedono garanzie. Qualche volta ho dovuto fare un'ora di fila in strada per visitare qualche appartamento.
Ho notato che lavorare in Francia nel campo IT gli stipendi sono notevolmente alti rispetto all’Italia e in più danno molto valore al titolo di studio Universitario. Poi per quel che riguarda Parigi io la considero come la città internazionale DOC che si aggiunge al suo fascino indiscutibile, per me e' stata l’esperienza di vita più bella e mi piacerebbe tornare a viverci un giorno.


Che tipo di difficoltà hai incontrato viaggiando per il mondo?

In qualsiasi nuova esperienza ci sono delle difficoltà iniziali che riguardano la conoscenza del sistema nuovo in cui andrai a vivere, il problema sono i paragoni che ognuno di noi inizia a fare con il suo vecchio ambiente e la sua vecchia vita.
Ci vuole un po’ di tempo per entrare nella logica del pensiero e della cultura del nuovo sistema e iniziare ad apprezzare le cose positive più che pensare a quello che si era abituati ad avere del nostro vecchio posto.

Ora che sei di nuovo in Italia, come valuti il settore IT italiano?

L’Italia è un paese di 60 milioni di abitanti, di conseguenza rappresenta un mercato notevole. Trovare un lavoro nel campo IT in Italia è molto più facile rispetto al Canada. Dopo tutto quello di buono che appena ho raccontato del Canada qualcuno potrebbe rimane sorpreso di questa mia affermazione, ma è un dato di fatto, più gente vive in un posto più giro d’affari c’è. Altro discorso come viene organizzato il mercato e come viene organizzato l’accesso al mondo del lavoro e se le qualifiche vengono rispettate e di conseguenza quello che si paga è in linea con la qualità del lavoro che si svolge.

Qual e' a questo punto la qualità del lavoro nel settore IT in Italia, secondo te?

Il settore IT Italiano è un ottimo posto per fare le prime esperienze. Tralasciando il lato economico, in Italia si ha la possibilità di imparare e lavorare sotto alcune pressioni che fanno bene per chi un giorno progetta di andare all’estero.
Invece nel caso uno volesse rimare a vita in Italia continuando a lavorare nel campo IT, onestamente lo vedo come un disastro, ma ci rendiamo conto cosa significa che tante aziende mettono nei loro annunci età massima dei candidati ricercati 33 anni?
Significa o che loro sono sicuri che chi è arrivato a 40 anni facendo questo lavoro in Italia è già distrutto/esaurito, oppure che usano la tecnica del riciclaggio delle risorse cercano esclusivamente giovani da sfruttare.

Pensi che non possa essere possibile lavorare per uno straniero lavorare in Italia a lungo termine?

Questo è il mio punto di vista sia chiaro, ma progettare una carriera a lungo termine in Italia nel settore IT non è assolutamente una buona scelta e non so se voi avete sentito tanti vostri colleghi che vi dicono "il mio obbiettivo non è continuare con questo campo e un giorno vorrei cambiare", un motivo ci sarà, ovviamente il mio punto di vista è legato molto al fatto che principalmente io ho sempre lavorato con società di consulenza che fanno prestazioni presso i clienti esterni, non ho mai avuto la possibilità di lavorare nel campo IT come un dipendente diretto di un cliente finale facendo parte del suo gruppo IT e forse in quel caso qualcosa si potrebbe cambiare a livello di giudizio personale.

In definitiva, pro e contro del settore IT italiano?

Pro: settore amichevole e famigliare, dove spesso si fanno delle conoscenze interessanti a livello personale e di conseguenza ci si aiuta spesso; settore legato ad un mercato basato su una popolazione di 60 milioni e di conseguenze le opportunità non mancano, ci si potrebbe lavorare e fare esperienza sulla maggior parte delle tecnologie e con alcune realtà organizzative che non hanno niente ad invidiare ad altre realtà estere.

Contro: essendo un ambiente basato su conoscenza spesso è più facile trovare lavoro tramite i contatti personali e di conseguenza questo comporta più diffidenza verso nuovi candidati, settore abbastanza stressato e dove spesso le ore lavorative sono di più del dovuto e dove in tanti casi il lavoro straordinario non viene riconosciuto come si deve; troppe società di consulenza in giro e di conseguenza il mercato viene svalutato, per non parlare di quante truffe e persone poche serie con cui si potrebbe avere a che fare con le varie modalità contrattuali che ci sono in giro; la tendenza dei clienti finali a non assumere e preferire chiedere consulenza esterna.

Che possibilità ci sono per uno straniero che decide di emigrare in Italia?

Il problema fondamentale in Italia è che il fenomeno dell’immigrazione straniera è nuovo con flussi particolari e di conseguenza lascia un segno negativo sulla confidenza verso gli stranieri.
Per uno straniero risulta quindi molto difficile (se non quasi impossibile) fare carriera in Italia; basta fare una minima esperienza in Francia o Inghilterra per rendersi conto che li le barriere non ci sono poiché gli stranieri posso avere delle cariche di alto livello, mentre in Italia la mentalità è abbastanza tradizionalista, con certi pregiudizi e preconcetti verso gli stranieri.
Anche se una volta che quei pochi stranieri riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro e si fanno rispettare, il ritorno è comunque molto dal punto di vista personale, ma dal punto di vista della carriera è troppo poco, e comunque per uno straniero che vuole fare una carriera manageriale, avrà poche possibilità di riuscita.

Consiglieresti mai ad un tuo connazionale di lavorare in Italia?

Assolutamente no!
Ho un fratello che appena ha finito la scuola e che sta per iscriversi all’università, nonostante tutti i problemi politico-socio-militari che ci sono in Libano, preferisco che lui faccia l’università li!
E' una questione che riguarda tutti i problemi che arrivano dopo l’università e si incontrano con la burocrazia Italiana che già di per sé è rigida verso gli Italiani figuriamoci cosa possono subire gli stranieri, su questo argomento posso scrivere un libro raccontando tutti i problemi incontrati in Italia e per questo non lo auguro a nessuno, lavorare in un posto significa vivere e vivere significa avere a che fare con la quotidianità dei fatti, se qualcuno ha la possibilità di scegliere tra l’Italia e altri paesi della prima fascia della comunità Europea tipo Francia, Germania, Inghilterra e paesi Scandinavi, io consiglierei di lasciar perdere l’Italia specialmente se dovesse lavorare nel campo IT.
Poi alla fine ognuno ha le sue ragioni personali che gli spingono verso una direzione rispetto ad un’altra e alla fine conta molto quello che facciamo e dove lo facciamo.

Tornerai mai a Beirut?

Un giorno mi piacerebbe tornare a casa, ma tutto dipende dalla situazione politica ed economica del mio paese. Inoltre e' importante sapere se quello che faccio adesso conta di più per me rispetto a quello che potrei fare a casa. Per esempio tutti sappiamo che il settore IT è molto ampio ma non significa che tutte le tecnologie vengono usate dappertutto e più un paese è piccolo più il mercato è stretto, nel mio caso se dovessi tornare a casa dovrei obbligatoriamente cambiare le mie attuali conoscenze tecnologiche. Il Libano è un paese di 10 mila km quadri e con 4 milioni e mezzo di abitanti cioè alla fine quanto una regione in Italia. SAP non ce l’ha nessuno in Libano, tornare adesso non avrebbe senso. Nel caso un giorno dovessi fare questo salto dal lato tecnico al lato gestionale e progettuale, potrei avere più possibilità.
Comunque sono ottimista e convinto che 10 anni possono portare cambiamenti notevoli per il futuro di una nazione e non si sa mai cosa potrebbe riserbare il destino.

Dove pensi di essere da qui a 10 anni?

Sinceramente non so di preciso ma spero di aver trovato il posto più adatto per me dove vivere tranquillamente con un lavoro stabile che mi permetta di vivere una vita semplice e dignitosa, l’unica cosa spero che nel futuro prossimo il destino mi permetta di fare altre esperienze di vita sia dal punto di vista lavorativo sia dal punto di vista personale per arricchire il mio bagaglio linguistico e culturale.

Grazie Bilal, c'è altro che vorresti aggiungere?

Si, vorrei ringraziarti di avermi dato la possibilità di esprimere le mie opinioni e di condividere le mie esperienze di vita e spero che chi leggerà questa intervista riesca a trarre qualche vantaggio.

Lo spero di cuore anche io!
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